Il Piemonte: la regione che ha inventato il concetto di grande vino rosso italiano

Se c'è una regione in Italia che più di ogni altra ha definito cosa significa fare vino rosso di eccellenza — che ha stabilito i parametri, costruito la reputazione internazionale e dimostrato al mondo che l'Italia poteva competere con la Borgogna e Bordeaux — quella regione è il Piemonte. Barolo e Barbaresco non sono solo due denominazioni tra le tante: sono il punto di riferimento assoluto del vino rosso italiano nel mondo, i nomi che aprono le porte dei migliori ristoranti di Tokyo, New York e Londra, le bottiglie che i collezionisti conservano per decenni nelle loro cantine.

Il protagonista è il Nebbiolo — il vitigno più nobile e più impietoso d'Italia. Impietoso perché non perdona nulla: il terroir sbagliato, l'annata sbagliata, le mani sbagliate producono vini duri, tannici e privi di grazia. Il terroir giusto — le Langhe collinari di Alba, i suoli di Tortona e Caluso, le colline di Gattinara e Ghemme — produce invece qualcosa di straordinario: un vino di colore rubino quasi trasparente, ingannevolmente leggero alla vista, che al naso esplode in un bouquet di rosa appassita, catrame, tabacco, frutti rossi, tartufo e spezie orientali, e al palato rivela una struttura tannica e un'acidità naturale che garantiscono una longevità decennale. Il Barolo — prodotto nelle Langhe attorno ad Alba, nelle sue undici comuni e nelle sue storiche Menzioni Geografiche Aggiuntive — è il Nebbiolo nella sua forma più maestosa e austera. Il Barbaresco — prodotto a pochi chilometri di distanza, suoli leggermente diversi, stile generalmente più elegante e precoce — è il Nebbiolo nella sua espressione più seduttiva e raffinata.

Ma il Piemonte dei vini rossi non si esaurisce con il Nebbiolo. È anche il Barbera — vitigno autoctono piemontese di grande bevibilità, con un'acidità naturale vivacissima e una freschezza di frutto che lo rende uno dei migliori vini da tavola d'Italia — nelle sue espressioni d'Asti e d'Alba. È il Dolcetto, il rosso quotidiano delle Langhe, fragrante e tannico, da bere giovane. È il Grignolino, il Freisa, la Vespolina — vitigni autoctoni rari che pochi produttori coltivano ancora con serietà e che raccontano un Piemonte vitivinicolo più antico e più segreto di quello dei grandi nomi.

E poi c'è Barolo — ma non il Barolo dei grandi produttori commerciali, non quello che si trova ovunque a prezzi gonfiati. Emporio Divino seleziona il Barolo artigianale, quello dei piccoli produttori di Serralunga d'Alba, La Morra, Castiglione Falletto, Barolo e Monforte d'Alba — quelli che producono poche migliaia di bottiglie all'anno da vigne specifiche, con metodi tradizionali e senza compromessi commerciali. Il Barolo che i piemontesi bevono tra di loro nelle osterie delle Langhe — quello che difficilmente esce dalla regione e che Emporio Divino porta direttamente nelle case di chi sa riconoscerlo.