La Sardegna bianca: l'isola che custodisce vitigni che non esistono da nessun'altra parte del mondo
La Sardegna non è semplicemente un'isola del Mediterraneo — è un continente vinicolo a sé, un'entità geologica e culturale che ha seguito per millenni traiettorie proprie, sviluppando un patrimonio ampelografico unico al mondo che non deve nulla all'Italia continentale e pochissimo all'Europa. I vitigni bianchi sardi — il Vermentino, il Nuragus, il Nasco, la Malvasia di Sardegna, il Vernaccia di Oristano — sono arrivati sull'isola attraverso secoli di commerci fenici, cartaginesi, romani e spagnoli, adattandosi ai suoli granitici, basaltici e calcarei della Sardegna fino a diventare qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra cosa esista nel mondo del vino.
Il protagonista assoluto dei bianchi sardi è il Vermentino — e in particolare nella sua versione più alta e più rispettata, il Vermentino di Gallura DOCG, l'unica denominazione a controllo di origine garantita della Sardegna per i vini bianchi. La Gallura è il nord-est dell'isola — quella zona aspra e ventosa di granito rosa sbriciolato, macchia mediterranea fitta e microclima unico creato dall'incontro tra il vento del Mistral e il calore del Mediterraneo. Qui il Vermentino non assomiglia a nessun altro Vermentino del mondo — non quello ligure, più leggero e floreale, non quello toscano, più immediato e commerciale. Il Vermentino di Gallura su granito è una cosa a sé: potente, strutturato, con note di pesca gialla matura, fiori di ginestra, erbe della macchia, una mineralità granitica precisa e una caratteristica nota amaricante di mandorla amara e erbe amare che è la firma inconfondibile di questo terroir vulcanico.
Il Vermentino di Gallura Superiore — la versione di punta con gradazione alcolica minima più alta e rese più basse — è uno dei grandi bianchi italiani, capace di struttura, complessità e longevità che stupiscono chi si aspettava un bianco semplice e meridionale. Nei migliori produttori artigianali della Gallura, con vigne vecchie su granito puro e vinificazione rispettosa, il Vermentino Superiore può reggere magnificamente 5-8 anni di bottiglia sviluppando una complessità e una profondità aromatica di grande fascino.
Ma la Sardegna bianca non è solo Vermentino. È la Vernaccia di Oristano — il bianco ossidativo più originale d'Italia, prodotto nella pianura del Campidano su uve Vernaccia appassite e affinate per anni in botti di rovere scolme, con un profilo aromatico di mandorla, noce, albicocca secca, spezie e una complessità ossidativa che ricorda certi Sherry o certi Vin Jaune del Jura. È il Nasco — vitigno rarissimo del Campidano, prodotto in quantità limitatissime da pochissimi produttori, con profumi di fiori d'arancio, miele e frutta esotica. È la Malvasia di Bosa — un altro bianco ossidativo rarissimo, prodotto sulle ripide colline basaltiche attorno a Bosa in provincia di Nuoro, con una complessità aromatica e una longevità che sfidano qualsiasi etichetta regionale.
È infine il bianco di Santadi e del Sulcis — quella zona del sud-ovest sardo influenzata dalla vicinanza con la Corsica e con le coste catalane, dove vitigni di origine iberica producono bianchi di grande personalità su suoli calcarei e argillosi. E i bianchi dell'Etna sardo — il Cannonau bianco, rarissimo, da vigne ultracentenarie ad alberello che solo la Sardegna sa ancora coltivare con quella pazienza e quella dedizione che il mercato moderno non favorisce.
Emporio Divino seleziona i vini bianchi della Sardegna tra i produttori artigianali che meglio raccontano questa straordinaria biodiversità ampelografica — con particolare attenzione al Vermentino di Gallura DOCG nei suoi migliori interpreti artigianali, quelli che fanno di questo vitigno qualcosa di molto più grande di quanto il suo nome commerciale possa fare supporre.