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Il Veneto bianco: Soave, Lugana e Durella — i bianchi che il mondo conosce poco e meritano molto di più
Il Veneto è la regione italiana con la produzione vinicola più alta in volume — ma dietro le cifre del Pinot Grigio industriale e del Prosecco da aperitivo si nasconde una Venezia del vino bianco completamente diversa, fatta di colline vulcaniche, suoli calcarei e basaltici, vitigni autoctoni rarissimi e produttori artigianali che lavorano con una serietà e una dedizione che il mercato di massa non conosce e non racconta. Il Veneto produce alcuni dei bianchi italiani più originali, più minerali e più longevi che esistano — e quasi nessuno lo sa ancora abbastanza.
Il protagonista è il Soave — la denominazione bianca più conosciuta del Veneto, quella che per decenni è stata sinonimo di vino bianco semplice e commerciale da grande distribuzione, e che negli ultimi vent'anni ha vissuto una rinascita straordinaria grazie a una generazione di produttori artigianali che ha riscoperto la Garganega — il vitigno autoctono del Soave — nella sua espressione più autentica e territoriale. Il Soave artigianale, prodotto da Garganega in purezza su suoli vulcanici basaltici delle colline di Soave a 200-500 metri di quota, è un vino completamente diverso dal Soave industriale della pianura — più minerale, più strutturato, più longevo, con una complessità aromatica di fiori bianchi, mandorla, agrumi e mineralità gessosa che si dischiude lentamente e che nelle migliori versioni Classico e Superiore può reggere magnificamente 5-10 anni di bottiglia.
Il Soave Classico — prodotto nella zona storica originaria delle colline di Soave, quella riservata ai soli vitigni autoctoni su suoli vulcanici — è la risposta veneta ai Premiers Crus borgognoni: parcelle storiche, rese basse, Garganega in purezza o quasi, affinamento attento. Il Monte Carbonare di Suavia, il Calvarino di Pieropan, il Foscarino di Inama — nomi che i sommelier conoscono e che i collezionisti cercano, espressioni di un grande bianco italiano ancora troppo sottovalutato rispetto alla sua qualità reale.
Ma il Veneto bianco non è solo Soave. È il Lessini Durello — il vitigno autoctono più acido d'Italia, coltivato sui Monti Lessini tra Verona e Vicenza su suoli basaltici vulcanici, che produce sia bianchi fermi di grande freschezza e mineralità sia Metodo Classico millesimato di straordinaria complessità e longevità. La Durella è il vitigno che pochissimi conoscono fuori dal Veneto — e che Emporio Divino propone come una delle grandi scoperte enologiche italiane dei prossimi anni, nella sua versione ferma e nella sua versione Metodo Classico con 48 mesi sui lieviti che sfida i migliori Champagne millesimati per qualità e longevità.
È il Lugana veneto — quella porzione della denominazione che si sviluppa sul versante veronese del Lago di Garda, dove la Turbiana su argille lacustri produce bianchi di grande struttura e mineralità. È il Bianco di Custoza — la denominazione poco conosciuta a sud del Lago di Garda, con blend di vitigni autoctoni veneti che producono bianchi freschi e sapidi di grande bevibilità. È il Gambellara — il vicino del Soave, stesso vitigno Garganega su suoli di basalto vulcanico, ancora più radicale e minerale nelle sue espressioni migliori.
E poi ci sono i bianchi della Valpolicella — il Soave Classico di produttori come Corte Canella e Ilatium, che dalla stessa cantina degli Amarone e dei Recioto producono bianchi di grande carattere artigianale, espressioni di un territorio vocato non solo per i rossi da appassimento ma anche per i bianchi freschi e minerali.
Emporio Divino seleziona i vini bianchi del Veneto con un criterio preciso: artigianalità autentica, vitigni autoctoni, terroir vulcanici e calcarei, rifiuto dell'omologazione industriale che ha penalizzato troppo a lungo questa regione straordinaria. Il Veneto bianco che merita di essere scoperto — quello che i veronesi bevono tra di loro e che difficilmente esce dalla regione.